“…per amor di quel mare amarissimo che appunto io celebrava in ogni strofe del mio Canto novo…”

Molti Clienti, entrando, ci chiedono quale sia l’origine del nome della nostra Farmacia.
Per molti la spiegazione più ovvia è che sia il riferimento ad un preparato galenico di nostra produzione. molto amaro, anzi “amarissimo”.
Non è così: l’Amarissimo Mare è l’appellativo con cui Gabriele D’Annunzio si riferiva al mare Adriatico, teatro di numerose sconfitte militari e all’epoca sotto il dominio austriaco.

Correva l’anno 1908 e D’Annunzio si accingeva a presentare una delle sue ultime opere teatrali, “La Nave”, ambientata nel 552 e che riproponeva nello scontro narrato tra Venezia e Bisanzio, molti dei temi dell’irredentismo anti-austroungarico che animavano il dibattito intellettuale, ma non solo, di quegli anni.
La Nave andò in scena al teatro Argentina di Roma l’11 gennaio e pochi giorni più tardi fu offerto un banchetto al vicino caffè Faraglia dove il Vate, che affiancava alla sua immagine di poeta e scrittore, quella di politico e combattente, alzò il calice per un brindisi “da Roma all’amarissimo Adriatico”.

La frase divenne celebre, tanto da attraversare l’Italia e giungere alla Fenice di Venezia, dove durante le rappresentazioni, alcuni profughi triestini e istriani offrirono una corona d’alloro a d’Annunzio definendosi «profughi dell’amarissimo Adriatico».

Il brindisi non mancò di suscitare polemiche tra gli intellettuali, i politici e la diplomazia italiana e austriaca.
La definizione di “amarissimo” infatti era principalmente dovuta al dominio dell’Austria-Ungheria dell’Imperatore Francesco Giuseppe sulle acque dell’Adriatico e sulle terre irredente di Istria e Dalmazia che vi si affacciavano.
Mentre il mar Tirreno costituiva il polmone sano dell’Italia, l’Adriatico era invece l’organo malato, da curare al più presto.
Il brindisi suscitò il plauso e l’entusiasmo degli intellettuali irredentisti e segnò il ritorno del Vate alla politica dopo l’ennesimo successo letterario, ma non mancò di provocare un grave incidente diplomatico che fece tremare il III° Governo di Giovanni Giolitti, dopo che l’Ambasciatore dell’Impero Austroungarico in Italia pretese le scuse del Governo Italiano.
Da allora però “Amarissimo” divenne un sinonimo (anche se ormai poco conosciuto) di Adriatico.

Nell’ottobre del 1912, poco dopo l’apertura della Farmacia Cruari, il Comune di Rimini aveva cambiato la toponomastica di alcuni viali Riccionesi, intitolando viale Viola a Maria Boorman Wheeler Ceccarini, nota benefattrice della Città.
Il dott. Arnaldo Passerini, ammiratore del Vate, all’atto dell’acquisto nel 1922 della Farmacia ne cambiò il nome in “Farmacia dell’Amarissimo”.
Dieci anni più tardi, nell’ottobre del 1922, Riccione Marina, allora frazione di Rimini ottenne l’indipendenza e divenne Comune autonomo.
La Farmacia Cruari, di viale Viola a Riccione Marina, Frazione di Rimini divenne così, e rimane tutt’ora, la Farmacia dell’Amarissimo, di viale Ceccarini, Riccione.

LINK:
http://www.vittoriale.it/news/14-dicembre-giordano-bruno-guerri-a-riccione-racconta-d-annunzio-e-l-amarissimo-
http://www.comune.riccione.rn.it/Engine/RAServePG.php/P/91761RIC0300/M/35101RIC0301/T/Riccione-La-Farmacia-dell8217Amarissimo…